Un viaggio lungo un we

Sono in viaggio.

Sto tornando nella città dove vivo, dove lavoro, dove i miei figli si sentono a casa, dove l’amore, le sfide, le gioie hanno una casa. Una casa costruita con la persona che amo e con cui ho deciso di vivere e crescere.

Sto lasciando Trieste e percorrendo in treno la costiera.
Ho la città, che mi ha cresciuta, nel cuore e negli occhi. Cielo e mare sono un tutt’uno.
Il Castello di Miramare da una parte e Piazza Unità d’Italia dall’altra a sorvegliare questa lingua di terra che si affaccia sul mare.
Dopo alcune gallerie ecco il Carso che, con le sue rocce calcare bianche, mi sta salutando.

Trieste-panorama-molo-audace

Lasciare Trieste mi scatena sempre una grande emotività. Due sentimenti contrapposti amore e odio, per quello che Trieste è stata e per quello che non è riuscita ad essere.

prodotti-titpici-triesteAd ogni modo è stato un fine settimana all’insegna della famiglia
e del buon cibo e nonostante stia viaggiando in treno e dovrei viaggiare leggera, ho due borsoni pieni di cibi tipici triestini, come se non ci fosse un domani. Radice di cren, cren in tubetto, salsicce di ogni tipo (vienna, cragno, weißwurst), senape Orco, montasio DOP, mantecato, liptauer e 4 chili di prosciutto cotto triestino pronto per esser messo nel pane per festeggiare, festeggiare che cosa? ci sarà sicuramente un’ottima occasione per affettarlo a mano e condividere con gli amici questa leccornia triestina che pochi conoscono.
Mi sono interrogata perchè ogni volta che torno nella mia città faccio man bassa di ogni tipo di cibo ed ho elaborato una mia risposta personale che trova fondamenta nell’antropologia culturale.
Facendo così faccio rivivere la dignità e l’identità di un territorio a cui sono fortemente legata.

Il Prof. Piercarlo Grimaldi Rettore dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, che ho incontrato personalmente a Pollenzo afferma: “L’antropologia culturale studia l’uomo, l’uomo nella sua cultura, nelle sue forme espressive varie, nella sua capacità di interpretare, attraverso i simboli, ciò che gli animali non riescono ad interpretare. In vari rituali il cibo ha un ruolo fortemente identitario.
… credo che mantenere il senso del cibo legato a stagioni e rituali sia tuttora di grande importanza per creare un’identità. Potrebbe essere una semplice festività settimanale: il cibo “della domenica” (o “del sabato” o del “venerdì” per altre culture). Anche un semplice rituale legato alle maggiori festività dell’anno può contribuire alla propria identità. Avere una buona identità personale non vuol dire chiudersi agli altri; anzi, vuol dire aprirsi…” (approfondisci)